L’ora di lezione. Una lucida e chiara denuncia della nostra scuola

-di Franca Simini-

Nel 2014 lo psicanalista Massimo Recalcati pubblicava un libro molto interessante sulla scuola: L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento (Einaudi, Torino).

L’ora di lezione Franca Simini
L’ora di lezione – Franca Simini
Quel libro, già sette anni fa, era una lucida e chiara denuncia della nostra scuola che, così, presentava:

Non respira, non conta più nulla, arranca, è povera, marginalizzata, i suoi edifici crollano, i suoi insegnanti sono umiliati, frustrati, scherniti, i suoi alunni non studiano, sono distratti o violenti, difesi dalle loro famiglie, capricciosi e scurrili, la sua nobile tradizione è decaduta senza scampo.

È delusa, afflitta, depressa, non riconosciuta, colpevolizzata, ignorata, violentata dai nostri governanti che hanno cinicamente tagliato le sue risorse e non credono all’importanza della cultura e della formazione che essa deve difendere e trasmettere, è già morta?, è ancora viva? Sopravvive? Serve ancora a qualcosa oppure è destinata a essere un residuo di un tempo ormai esaurito? È questo il ritratto smarrito della nostra scuola?

Queste parole che tanto mi avevano colpita, anche mortificata, mi tornano spesso in mente forse perché sono ormai in pensione, e, quando passano gli anni, si torna volentieri indietro per ritrovare entusiasmi ed emozioni e io questi li ritrovo soprattutto nei quarantasei anni passati a scuola.

Poi, molte mie insegnanti che, ancora con piacere incontro e, in questo periodo, sento, mi hanno più volte parlato del loro stress nell’affrontare a scuola situazioni sempre più difficili e complesse, nell’usare in contemporaneità didattica in presenza e didattica a distanza e, soprattutto, mi hanno comunicato lo sconforto che provano nel perdere ogni giorno la relazione educativa e con essa la stessa dimensione educativa.  

E allora, che la scuola sia cambiata e in peggio, forse lo abbiamo scoperto tutti, prima gli insegnanti, la categoria con il più alto rischio di burnout; poi molti alunni che, arrivati alla maturità,  scoprono il vuoto, le loro insicurezze, l’incapacità di interfacciarsi con la vita reale, di porsi di fronte al terzo millennio con un bagaglio di adeguate e indispensabili competenze; e, infine, anche molti genitori, delusi nell’aspettativa di veder arrivare i loro figli alla laurea o inseriti nel mondo del lavoro.

Negli ultimi decenni, poi, la scuola è stata investita da una nuova ventata di entusiasmo: sono arrivate prorompenti le metodologie di formazione a distanza che hanno attirato molti alunni e molti docenti e permesso di ridefinire le modalità per apprendere.

Queste, senza dubbio, hanno offerto ulteriori opportunità formative, hanno reso l’ambiente di apprendimento più coinvolgente, più stimolante. Gli stessi docenti, anche i più tradizionalisti, con tanto impegno e tanta buona volontà, hanno accettato le potenzialità offerte dalle tecnologie e hanno imparato a utilizzarle, a organizzare, orientare e supportare i loro alunni, insomma a rimodulare la loro didattica.

Tuttavia, queste, prima condotte in forma mista tra scuola in presenza e scuola a distanza, ora, con l’emergenza Covid 19, sono diventate preminenti, unica possibilità e opportunità per raggiungere gli alunni.

La nuova situazione, però, se da un lato ha permesso di fronteggiare l’emergenza costringendo tutti i docenti alla didattica digitale, ha anche messo in evidenza tanti altri problemi, come l’improvvisazione da parte di docenti non ancora competenti, la mancanza di dispositivi digitali in tutte le scuole, le difficoltà di connettività a scuola e a casa, nonché di molte famiglie meno abbienti, prive di dispositivi e del tutto impreparate e disposte alla didattica a distanza. 

Con le tecnologie, inoltre, si sono accentuate le povertà educative esistenti e, soprattutto, sono venuti meno i contesti inclusivi per gli alunni con problemi.

Anche quanti hanno potuto e saputo usufruire della DAD, hanno subito cominciato a vivere situazioni di disagio per la mancanza dei compagni e persino dei docenti. Tutti hanno cominciato a scoprire quanto sia importante la scuola in presenza, quanto sia importante il contesto classe, quanto siano importanti gli insegnanti, quanto siano necessarie anche le ore di lezione.

Gli insegnanti, infatti, operano nell’incontro e nel confronto, sanno stimolare i loro alunni ad apprendere facendo leva su dinamiche affettive, motivazionali, su tecniche di ascolto e di dialogo partecipato, sono attenti a soccorrere gli alunni in difficoltà.

L’ora di lezione

L’importante atto del personalizzare necessita della loro presenza perché devono dare risposte tempestive alle specificità degli allievi, poiché solo in presenza riescono a cogliere manifestazioni affettive, intellettive e pratiche intervenendo su fattori soggettivi come tendenze, bisogni, temperamento, intelligenza, e fattori oggettivi quali vita, situazione e composizione della famiglia, clima affettivo intra familiare e cultura dei gruppi.

Solo in presenza i docenti possono curare al meglio la creatività, la coscienza del gruppo, lo spirito di collaborazione sostenendo ogni alunno nella sua crescita.

Questo i ragazzi lo hanno ben capito, perciò vogliono, al più presto, tornare a scuola a fare lezione, anche quelli che, prima del Covid, avevano avuto relazioni difficili con i loro docenti e vivevano un po’ male la scuola. Questo è emerso da molte recenti indagini, questo, a gran voce, chiedono i più grandi nelle tante manifestazioni di piazza.

La didattica a distanza è una grande risorsa, un’opportunità, un luogo virtuale ove attivare processi di apprendimento ma nessuna video-lezione o videochiamata può sostituire gli insegnanti che, nella didattica in presenza, con lo sguardo, la voce, i gesti, le relazioni significative, riescono a coinvolgere i loro alunni, a incoraggiarli, emozionarli, sino costruire, per loro e con loro, la grande avventura della conoscenza. È in questo interscambio, in questa cornice di senso, il valore del l’ora di lezione.

Noi adulti, questo, lo sappiamo bene.

Tutti abbiamo nel cuore uno o più insegnanti che ci hanno valorizzati, avvicinati al sapere, acceso in noi il desiderio di essere quel che poi siamo diventati e questo lo hanno fatto nelle loro ore di lezione, quando, nel trasmetterci i contenuti, ci infondevano curiosità, entusiasmo, passione, ci accompagnavano a scoprire quel che studiavamo, ci aprivano alla gioia della parola, al desiderio di saperne di più e, soprattutto, ci permettevano di capire le nostre incompiutezze.

Questo, aumentava in tutti noi il desiderio di andare avanti perché la loro ora di lezione non era mai la stessa, sempre diversa e nuova, era pratica testimoniale, momento di incontro e scambio.

E allora, in una situazione come questa, se gli studenti si sono resi conto di tutto ciò e hanno manifestato il bisogno di tornare a scuola, il bisogno di insegnanti che rimettano in moto le loro vite, il bisogno dell’ora di lezione, approfittiamone, cerchiamo di rivedere l’intero sistema scuola minato nella sua struttura e nella sua funzione. Come era solito dire il grande Agazzi quando lamentava che nella scuola, «alla politica dei pedagogisti era subentrata la pedagogia dei politici».

Ecco, forse il Covid oggi ci offre una grande occasione: la consapevolezza che occorre rivalutare la nostra scuola e con essa gli insegnanti, quelli che, comunque, hanno gestito e continuano a gestire questa pesante esperienza, che fanno e sanno fare e continuano a resistere.

Questa pandemia ci ha fatto capire  che, oltre alle sedie a rotelle, il gel, le mascherine, la DAD e la DID, la scuola va ripensata, riprogettata, anche nei suoi ambienti digitali, ma, soprattutto, ci ha fatto capire che occorre restituire agli alunni fiducia in questo perdurante disorientamento, rivitalizzare  la vera comunicazione educativa, la relazione docente-discente; occorre che l’intera società ripari i torti che la scuola ha subito e continua a subire; occorre, come accade in ogni economia, chiedersi  quanto vale un giorno di lezione, quanto peserà sul nostro futuro il depauperamento del nostro  capitale umano, il vuoto di apprendimento che hanno sopportato gli alunni.

L’ora di lezione

Insomma, è arrivato il momento giusto per riparare questi gravi danni e prestare alla scuola la stessa attenzione che viene riservata alle attività economiche e ai vari gruppi di interesse perché, in futuro, non ci sarà mai alcun “ristoro” in grado di compensare i danni che la scuola e gli alunni  hanno  subito.

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