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I ragazzi del liceo “punzi” si raccontano… continua

 a cura di Gloria Erriquez

Tanti ragazzi del Liceo Punzi di Cisterninosi raccontano…  hanno dato libero sfogo a sensazioni, impressioni, riflessioni sulla particolarità della situazione creatasi a causa dell’emergenza Covid 19. Da esse emergono delusione, malinconia, noia, tristezza, ma anche responsabilità, fantasia, speranza , consapevolezza che da un periodo di criticità si possa imparare a dar più valore alla normale quotidianità dell’essere adolescente: la scuola, gli amici, i professori, la ricreazione, la campanella, l’ansia delle verifiche, i viaggi di istruzione, gli hobby, i pomeriggi e le serate in compagnia,…la libertà.

i ragazzi del liceo Punzi si raccontano
Continuiamo a proporre i loro lavori…

Sono passati più di due mesi da quando non andiamo più a scuola per via di questa pandemia. Mi manca svegliarmi presto ogni mattina per recarmi al liceo e vedere i miei compagni con i quali ogni mattina scherzavo, ridevo e mi divertivo. Mi manca vedere il sorriso sui volti dei professori che, per noi ragazzi di primo superiore, in meno di un anno sono diventate persone alle quali ognuno di noi si è affezionato, così come credo che loro si siano affezionati a noi poiché si è instaurato un rapporto che va oltre un semplice legame scolastico: il nostro è diventato un legame umano, e anche se noi studenti e tutti gli insegnanti continuiamo a vederci in videolezione ogni giorno in cui normalmente saremmo dovuti essere a scuola, i giorni trascorsi in classe resteranno insostituibili perché un legame vero, creato da persone che condividono buona parte della giornata insieme, non potrà mai essere sostituito da collegamenti online.

È stata una sensazione tremenda sapere che per le vie del nostro paese non avrebbe potuto passeggiare più nessuno, e che nessuno avrebbe potuto abbracciare i propri nonni o andare a trovare le persone care per un tempo indeterminato. Mi è dispiaciuto molto scoprire che non saremmo più tornati a scuola per quest’anno scolastico e che in estate, probabilmente, non potremo trascorrere le nostre vacanze come le immaginavamo e nei luoghi che sognavamo.

È stata una situazione inaspettata e complicata, ma penso che se ciò fosse successo anche solo vent’anni fa, ci sarebbero state parecchie più vittime perché, anche se a piccoli passi, la medicina ogni giorno fa sempre più progressi.

Incolpare qualcuno per aver creato artificialmente, ma senza alcuna certezza, questo virus quando moltissima gente, anziani, giovani e bambini, anche se questi ultimi in numero minore, combattono tra la vita e la morte, mentre altri si ritrovano in una sfortunata situazione economica per aver perso il proprio lavoro, credo sia una cosa stupida perché prima bisognerebbe capire come debellare questo terribile virus, il resto viene dopo.

Il lato positivo di tutto ciò è vedere le persone, anche se non tutte, più unite, perché nonostante siamo distanti, restiamo vicini alle persone a cui vogliamo bene con il cuore.

Da parecchio tempo ormai stiamo facendo il tifo tutti insieme, come se stessimo vedendo una partita di calcio in cui gioca l’Italia ai mondiali, per i nostri medici, infermieri e volontari che ogni giorno contribuiscono a salvare la vita di qualcuno e a trovare una cura al Covid-19. Ma la cosa più bella è quella che non sosteniamo solo i medici della nostra nazione, ma quelli di tutto il mondo, così come speriamo che tutti, in ogni parte del nostro pianeta, possano svegliarsi e riprendersi da questo brutto incubo, perché alla fine di una tempesta c’è sempre l’arcobaleno e, poiché stiamo già cominciando a vedere il primo dei suoi sette colori, anche questa volta sarà così.

Miriana Argese, 1ASA

1 Aprile 2020

Per le strade la gente non corre più.
Le altalene nei parchi cigolano vuote.
Tra i banchi a scuola non ci sono più
i sorrisi dei ragazzi sulle loro gote.
Il rumore dei passi frettolosi, della distrazione,
non li odo ora.
Manca tutto questo tra le persone
Ma il silenzio non lo sento ancora.
Se chiudo gli occhi, nella mente
nascon tante voci
che urlano come se nessuno le sente
e le paure di ascoltarle sono troppo feroci.
Ma in realtà rifiutiamo di vedere.
Che il rumore lo portiamo dentro,
in una gabbia che con un soffio può cadere
per illuderci di esser sicuri chiusi qui dentro.
Allora forse, cari amici miei,
dovremmo buttar fuori i timori
mostrarli a tutti come quadri nei musei
e regalarli come fossero tesori.
Così nessuno più sarà solo
il battito dei nostri cuori
per aiutare gli amici prenderà il volo
e saremo finalmente, proprio noi,
i supereroi

Sara

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