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Contrastare lo Cybershaming a Cisternino

Con le nuove misure di contenimento contro il diffondersi del COVID-19 (coronavirus) si sta diffondendo una delle pratiche più meschine del cyberbullismo, lo cybershaming.

Lo cybershaming è la pratica di condividere, senza consenso,

foto di ragazze minorenni rubate dai vari motori di ricerca o in alcuni casi condivise dai proprio compagni, in gruppi whatsapp o telegram.

Il tutto commentando le foto con frasi minatorie, 

molto spesso si individua una ragazza minacciandola e insultandola inneggiando allo stupro e alla violenza fisica e psicologica.

Commenti a sfondo sessuale sono solo la punta dell’iceberg, ciò che più allarma sono le minacce di stupro, di morte o di feroci violenze all’indirizzo delle malcapitate. Dalle classifiche alla più “stuprabile” a minacce come “ti penetro a coltellate” o “muori anoressica”.

Il soggetto vittima di cybershaming vede intaccata la propria autostima e la propria intimità.

L’oggettivazione sessuale deumanizza la vittima rendendola priva di una propria identità e dignità.

Oltre all’aspetto traumatico che genera la violazione di sé, le vittime spesso interiorizzano i modelli di bellezza a cui sono paragonati o i giudizi ai quali sono esposti auto-oggettivizzandosi.

Questo porta a ridurre la propria persona al solo corpo e ad interiorizzare lo sguardo giudicante esterno determinando uno stato di ipervigilanza e di vergogna per sé stessi e per il proprio corpo.

Insorgono così disturbi dell’immagine corporea, alimentari o stati depressivi.

In adolescenza la traumaticità di questo evento si amplifica:

la ridefinizione dell’identità del ragazzo origina dall’osservazione del proprio corpo che cambia e che assume i tratti secondari che gli conferiscono la propria identità di genere.

Un approccio alla sessualità di questo tipo non consente uno sviluppo sano della propria identità.

Un pericolosissimo fenomeno di bullismo via social che purtroppo è molto difficile da contrastare poiché i canali di diffusione vengono aperti e chiusi in poco tempo nel tentativo di sfuggire ai controlli e alle segnalazioni delle vittime.

A Lecce l’Azione Studentesca ha denunciato gli episodi di cyber shaming ai danni delle loro coetanee,

raccogliendo materiale da mettere a disposizione delle autorità e attivando una rete che coinvolge scuole, famiglia, associazioni e istituzioni.

E anche a Cisternino si propone agli studenti di parlare di questo fenomeno e denunciare qualora si dovesse avere sospetti che tutto ciò stia accedendo a una vostra amica o vostra figlia.

A rendere ancora più inquietante lo scenario è l’ipotesi di committenti adulti che si nutrono della depravazione di ragazzini per arricchire i loro archivi ed esporre queste ragazze alla gogna sociale ed esporre centinaia di minorenni a quello che è diventato,

per loro e per le loro famiglie, un vero e proprio inferno.

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