Privacy Policy Tamponi rapidi dai medici di famiglia: ora si chiede aiuto! Porta Grande

Arrivano i tamponi rapidi

 – dott. Giovanni Canzio

I tamponi rapidi dai medici di famiglia.

La notizia odierna è la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado da parte del presidente Emiliano, a quanto pare anche su suggerimento dei pediatri pugliesi. Due gli elementi a favore della chiusura:

1- l’aumento esponenziale dei contagi con l’inizio dell’anno scolastico, con sempre più frequenti casi tra docenti e studenti; 

2-  il fallimento del sistema di tracciamento e soprattutto della possibilità di eseguire tamponi agli studenti, nei casi di contatti stretti o di rientro a scuola dopo assenza.

I tamponi rapidi dai medici di famiglia.

I Dipartimenti di Prevenzione non sono più in grado di rispondere alle richieste e, di conseguenza, tutto il sistema sanitario va in tilt. Come ho scritto negli ultimi articoli, questa era una sensazione che noi addetti ai lavori avevamo già da tempo, quando abbiamo capito che nulla era cambiato da marzo.

Ora si chiede aiuto ai medici di famiglia. A loro sono ormai delegate tutte le funzioni di sopravvivenza della medicina del territorio; dalle prescrizioni, all’assistenza domiciliare, ai pannoloni e cateteri, ai vaccini, all’assistenza di pazienti gravi che rifiutano il ricovero, alla estenuante burocrazia della ripetizione delle proposte sanitarie, alle psicosi da Covid.

Poiché in questo periodo lavoriamo “solo” 12 ore al giorno con scarso riconoscimento dei meriti da parte della politica, è anche giusto che facciamo anche qualcos’altro. Oggi il nostro sindacato e la Regione hanno firmato un accordo per il rafforzamento delle attività territoriali di diagnostica di primo livello e di prevenzione della trasmissione di Sars-Cov-2: i tamponi rapidi ai medici di famiglia.

La somministrazione dei tamponi rapidi da parte dei medici di famiglia può essere organizzata, prevedendo l’accesso su prenotazione e previo triage telefonico, anche in strutture messe a disposizione della ASL, laddove gli studi medici non siano adatti.

I medici di medicina generale si occuperanno dei pazienti asintomatici usciti da 10 giorni di isolamento. Tutto per supportare il Dipartimento di Prevenzione e limitare il periodo di quarantena con il relativo costo sociale.

L’uso dei tamponi rapidi da parte dei medici di medicina generale ha l’obiettivo di contribuire in maniera fondamentale a prevenire la diffusione dell’epidemia e isolare in modo efficace i focolai. Questo per evitare che l’attività di indagine epidemiologica con il tracciamento dei contatti e l’accertamento diagnostico, l’isolamento dei casi e l’applicazione delle misure di quarantena gravino esclusivamente sui Dipartimenti di Sanità Pubblica.

Siamo quasi arrivati alla mia proposta: Eseguire tamponi immediati in una struttura comunale. Isolare i positivi che non possono restare a domicilio in soggiorni temporanei. Curare a domicilio e accogliere in degenze territoriali i cittadini che non necessitano di terapie alta intensità. Verrebbe così creata una cortina comunale di protezione sanitaria. Si da così respiro ai PS e agli ospedali, con massimo beneficio per le persone fragili e anziane che non devono uscire di casa.

Ora manca un piccolo sforzo organizzativo da parte dell’ASL per non far fallire anche questa lodevole e tardiva iniziativa. Senza organizzazione nulla di positivo accade. Il nostro recente passato è pieno di fallimenti. È assolutamente necessario identificare immediatamente una struttura comunale o dell’ASL in grado di fungere da centro di riferimento COVID per il nostro Comune. Qui far convergere il personale dell’OdC (che sta pian piano prendendo la strada del PTA di Fasano).

In quella struttura i medici di famiglia con gli infermieri si occuperanno del tracciamento, identificazione, esecuzione dei tamponi e inserimento nel programma regionale. Il tutto in stretto collegamento con il Dipartimento di Prevenzione.

L’idea di eseguire tamponi negli studi medici è quantomeno “artistica”.

Nessuno può pensare a una idiozia simile, nemmeno se trattasi di pazienti asintomatici in quarantena. Gli studi medici hanno un ruolo fondamentale nella gestione della medicina territoriale quotidiana. Devono quindi essere assolutamente no-Covid, anche psicologicamente per tutti coloro che vi accedono per le altre patologie.

Resta il fatto che ritengo insufficiente questo tipo di impegno solo verso gli asintomatici in quarantena. Con personale idoneo, sarebbe utile identificare precocemente le positività con immediata richiesta di tampone molecolare da eseguire a domicilio su prescrizione diretta del medico di famiglia. Io, con i miei colleghi, potremmo stilare un progetto concreto per Cisternino in relazione a questo importante ruolo, ma vorremmo dall’ASL carta bianca sui mezzi e sul personale. Senza interferenze.  

28 ottobre 2020                                                                                                     

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