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Sono tre gli indagati per la rapina al portavalori a Casalini di Cisternino

-di Marzia Galasso-

Nel 2019 la rapina al portavalori nella piazza di Casalini di Cisternino a oggi sono tre gli indagati.

Per l’attacco al portavalori Cosmopol avvenuto il 13 maggio 2019 sono indagati tre uomini di Ostuni: Mariano Barnaba (28 anni), Giuseppe Santoro (28 anni) e Francesco Tanzariello (57 anni).

Ora torniamo indietro a quel fatidico maggio di un anno fa. Alle 10:40 un doblò bianco, che risulterà poi essere stato rubato a Locorotondo il mese precedente, arriva in Piazza Sandro Pertini a Casalini. Dal veicolo scendono tre uomini vestiti con una tuta bianca. Uno di loro immobilizza a terra la guardia giurata che era scesa dal furgone portavalori. Gli punta una mitraglietta alla testa dopo averlo privato dell’arma di servizio.

Nel mentre, il secondo vigilante, ancora nel furgone, aziona la chiusura automatica di tutti i portelli ma un altro dei malviventi spara con una Type 56 del calibro 7.62.

Il rapinatore è consapevole della capacità dei proiettili di penetrare il duro materiale del furgone.

Nonostante la chiusura, il portellone del blindato si apre e i tre rapinatori fuggono con una cifra di 31 mila euro. Circa venti minuti dopo la rapina, il pronto intervento dei carabinieri di Fasano e l’ausilio di un elicottero dal nucleo di Bari individuano il doblò abbandonato in Contrada Porcara, sulla Strada dei Colli.

I soldi sono scomparsi ma si sono trovate armi. Trovate anche munizioni, un guanto in lattice insanguinato, una confezione di tuta da laboratorio e due scalda collo neri. Tutti questi reperti, analizzati dai Ris Carabinieri di Roma, portano alla scoperta delle impronte digitali di Tanzariello sulla confezione della tuta da laboratorio e di Barnaba. Le impronte sono anche sull’involucro Cosmopol che conteneva il denaro sottratto. Altre sette impronte saranno trovate dalla Sis del nucleo di Bari durante il sopralluogo sul posto in cui i malviventi hannolasciato il furgone.

Rapina al portavalori a Casalini di Cisternino
Rapina al portavalori a Casalini di Cisternino
A incastrare Giuseppe Santoro invece sarà il suo cellulare. Tra le nove e le undici di quel 13 maggio, è risultato continuamente agganciato alle celle della zona in cui c’è stata la rapina.

Il tassello finale, che ha portato all’arresto dei tre uomini, è l’inchiesta “Cani Sciolti” dei carabinieri di San Vito dei Normanni. L’inchiesta è avviata dopo la rapina alla Banca Sella di San Michele Salentino il 5 marzo 2020. In quel caso, a incastrare Mariano Barnaba è la Jeep Renegade usata per la fuga dei rapinatori che hanno preso in affitto proprio a suo nome.

Da questo partì la decisione di intercettare le chiamate non solo di Barnaba ma anche degli altri possibili sospettati tra cui Santoro e Tanzariello. Tra le varie telefonate una decisiva per il furto di Casalini fu quella di Barnaba del 20 aprile 2020. Parlando coi suoi congiunti, illustrò una nuova possibile rapina a un supermercato. Dimostrò però la sua preoccupazione per la crescente pressione dei carabinieri alla sua presunta partecipazione alla rapina. Qui arriva la conferma attesa, Barnaba confessa di essere stato effettivamente presente.

L’insieme di questi elementi ha portato il gip del tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, su richiesta del PM Gualberto Bucarelli, a emanare un’ordinanza di custodia cautelare poi notificata dai carabinieri di Fasano. Per la rapina al portavalori di Casalini i tre indagati sono accusati di concorso in omicidio (per aver sparato contro il vigilante nel furgono consapevoli della capacità perforatrice dei proiettili). Rapina pluriaggravata (per l’assalto al furgone e la Beretta della guardia giurata). Detenzione e porto di armi e munizioni da guerra e comuni senza matricola nonché ricettazione delle stesse e del furgone. 

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