Privacy Policy Il caso Silvia Romano rapita in Kenya: geopolitica islamica e conversioni –

Geopolitica islamica e conversioni

La grande maggioranza degli italiani è rimasta perplessa davanti alla “conversione” della giovane Silvia Romano rapita in Kenya il 20 novembre 2018 e rilasciata in Somalia qualche giorno fa.

silvia romano rapita in kenia

Silvia Romano rapita in Kenya

A noi, invece, tutto appare, a grandi linee ovviamente, assolutamente logico.

Iniziamo con ordine. I nostri servizi segreti, sia detto per inciso fra i migliori al mondo, con l’aiuto di quelli turchi, anch’essi efficientissimi, avviano una lunga trattativa che porta ad un contatto con i miliziani islamisti somali che hanno “ricevuto” in gestione la giovane cooperante italiana Silvia Romano.

Cosa si sa, in genere, della vera matrice della politica interna ed estera di Ankara??? La realtà è molto, molto diversa dall’apparenza.

Al di là dei colori politici dei governi che si sono succeduti in Turchia dall’abolizione della Monarchia Ottomana, il vero potere è in mano ad un gruppo di lobbisti che fa essenzialmente riferimento ad una setta scismatica ebraica, quella dei Dunmè, cui è quasi certo appartenesse anche Mustafà Kemal, il “Turco dagli occhi di ghiaccio”, che turco non era affatto, nato a Salonicco, ma sicuramente di origini centro europee, con tutta probabilità galiziane.

Oggi la Turchia è molto presente in Africa, nell’intero continente, ma, in particolare, lo è sempre stata nel Corno d’Africa. Ricordate il rapimento del leader curdo Ocalan?

La giovane Silvia dice che i rapitori hanno avuto sempre profondo rispetto per la sua realtà di donna bianca e cristiana.

I nostri media dicono perché cercavano un ottimo riscatto. Una mezza verità. Il convertito, ed ancor più la convertita, vengono rispettati perché nuovi Credenti Islamici.

È questo il motivo per cui i Turchi non stupravano le donne dei convertiti all’Islam ai tempi della conquista di buona parte dei Balcani! I nostri opinionisti dovrebbero studiare di più…, ad esempio la vicenda dei Bogumili in Bosnia nel XIV secolo.

L’Italia ha, peraltro, con i popoli islamici un rapporto antico e molto diverso dalle altre realtà statuali dell’Occidente.

In anni non poi così lontani il Fascismo cercò di accreditarsi come il più arabofilo e islamofilo dei Paesi europei.

Al di là degli aspetti scenici, sul tipo della Spada dell’Islam di Mussolini, è vero che in Albania, Libia, Eritrea, Etiopia e Somalia il Fascismo desiderava gettare le basi di un nuovo Impero Romano euromediterraneo, che prevedeva nelle intenzioni del Duce, l’emancipazione totale dell’Egitto dall’influenza della Gran Bretagna, con successivo ingresso nell’orbita italiana, creando altresì una sorta di condominio italo-egiziano sul Sudan.

Grandi visioni, se pur discutibilissime, ma storia reale, che volutamente non si studia ancora, dopo settantacinque anni, sui libri di storia nelle nostre scuole, per poter perpetrare una ben studiata e falsa vulgata del colonialismo straccione!!!

La Somalia, in particolare, conservò con l’Italia, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, un rapporto privilegiato per lunghi, fecondi anni. Gli italiani crearono, fra le altre cose, un’ottima Facoltà di Medicina, di cui non resta, purtroppo, che il ricordo.

Così come un ricordo ci resta, ad esempio, della banana ”Somalita”, uno fra i frutti, squisiti, di quella terra meravigliosa, oggi funestata, da troppi anni, da guerre tribali e fideistiche senza fine!

L’islamofobia ormai diffusa nel mondo occidentale non aiuta, peraltro, a capire che l’Islam è un fenomeno plurale. Ci sono ben settantotto forme di Islam.

Diversissime fra di loro, ma le cronache diffuse dai nostri Media vogliono descriverci solo ignoranza e fanatismo di quelle realtà, con le quali gli italiani, in particolare quelli delle Regioni del Sud, dovrebbero invece cooperare sempre di più.

Pensiamo di nuovo, ancora solo per un attimo, a quanta frutta, genuina e squisita, si trova in Africa e potrebbe essere meglio commercializzata in Europa.

Silvia non potrà, o magari non vorrà mai raccontarci la verità vera sulla sua conversione. La Fede religiosa, in fondo, è anche una questione privata…

Quando le hanno consegnato un quaderno e un Corano ha avuto modo certo di studiare e riflettere, tanto, a lungo, e si sa, l’Islam, essendo un completo Codice di vita e non solo un sentire religioso, ha sempre suscitato in noi europei un fascino eccezionale.

L’Islam di oggi, però, è anche una minaccia per la civilizzazione cristiana, in particolare nelle sue forme più radicali di cui Al-Qaida e l’Isis non sono che la manifestazione più evidente, quasi la punta di un iceberg.

Dovremmo invece studiare di più cosa è davvero la dinastia dei Saud, incardinata a suo tempo dagli Inglesi, ma poi emancipatasi in un progetto di dominio planetario sotto la regia, anche qui, di un potere semi occulto, pronto ad essere cinico e spietato con chiunque, vedasi l’omicidio del giornalista saudita Jamal Kashoggi nel consolato saudita a Istanbul.

In altri tempi, ed in ben differenti contesti, un uomo straordinario, El Cid, salvò l’Europa e la cristianità avvicinandosi all’Islam disposto al dialogo.

Rodrigo Díaz de Vivar, El Cid Campeador, entrò infatti nella corte del signore musulmano di Saragozza, al-Muqtadir, che era a sua volta tributario del Regno di Castiglia.

All’epoca dei Reinos de Taifas, siamo nella Penisola Iberica a metà dell’XI secolo d.C., i contatti tra cristiani e musulmani erano piuttosto frequenti, e le questioni di fede erano spesso messe in secondo piano rispetto ai problemi della politica.

Ma questa, ovviamente, è Storia… passata!

Silvia Romano rapita in Kenya

Luigi Antonio Fino
Medico e Bioeticista Bari

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